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I Carden

Così costruivano i càrden

Avevano deciso di tagliare i tronchi d’abete scegliendo quelli diritti e meno affusolati nel bosco poco distante. Li avrebbero menati a strascico con il bue nel mese di marzo e segati a mano sullo spiazzo sopra l’abitato, non distante dallo scavo pronto per murare le fondamenta della stalla sotto la dimora. Uno aveva  suggerito di chiedere un lotto di larici, ma poi si era venuti a sapere che il larice costa di più e che la sua durezza guastava i denti del segone a quattro mani più che l’abete. I soldi bisognava risparmiarli, non come i magnati che mettevano in opera terzere di larice e usavano lo stesso legname per le pareti del piano sopra il muro della cantina. Nella casa nuova che avevano in mente volevano fare le fondamenta con il ricovero per le bestie in muratura e di usare come di consueto per le case modeste le travi di abete per fare la stüa e le camere sul primo e sul secondo piano e per il tetto. C’era stato un acceso dibattito se fare la cucina con pareti di càrden come una volta, proteggendo il focolare con un’ala di muro. Infine pensarono che il muro di sasso era più indicato. Uno di loro che ci sapeva per essere stato fuori valle a lavorare li avrebbe  aiutati a segare e a piallare la fodera della stüa e avrebbe fatto pure i  mobili nuovi, la panca, il tavolo e l’armadio. Era stato lui a proporre le finestre più grandi e di unire in coppia quelle della stüa, ma non avevano gradito l’idea di intagliare con lo scalpello e la sgorbia un fregio ornamentale sull’architrave sopra le finestre. Mica si voleva copiare quelli di Valdireno, che già avevano l’abitudine di accoppiare o addirittura di allineare tre e più finestre come nel Vallese, in val d’Aosta e nei paesi a nord. Li aveva convinti adducendo il guadagno di luce all’interno e l’idea di distinguersi dai scuaföia della bassa valle che collocavano le  finestre del carden singolarmente, come nel Tirolo e come in Russia. Lui sproloquiava  che il profumo del cirmolo era l’incenso delle valli alpine. Avevano rinunciato per povertà, non era mica l’Engadina, il cirmolo era raro e lo usavano soltanto i ricchi che potevano permettersi  il soffitto a cassettoni modanati. 

 

Carden: definizione e tipologie

Càrden è il nome che viene dato in Valle Spluga agli edifici costruiti in legno e sormontati da un tetto a due falde ricoperto da piote locali, lastre grezze ottenute dallo gneiss e deriva dal nome dialettale chjardàn che vuol dire incastro. L’origine del termine si rifà alla definizione latina di opus cardinatum , tecnica costruttiva che utilizzava travi lignee o tronchi grezzi, sovrapposti e incastrati negli angoli, così a formare un blocco autoreggente ed elastico che Vitruvio descrive “simile a pira, intrecciata alternando travi trasverse” . Il termine tedesco “Blockbau” (costruzione a blocco) è analogo e del tutto appropriato. A seconda della disponibilità locale si utilizzavano alberi di abeti, larici o castagni a quote più basse. Sulla base della lavorazione dei tronchi si può riconoscere la destinazione d’uso del càrden: tronchi scortecciati per il fienile e tronchi squadrati per le abitazioni. Sul territorio interessato dal progetto si possono incontrare diverse tipologie costruttive di questi affascinanti edifici rurali. Diverse sono le condizioni che determinano la varietà tipologica: la destinazione d’uso, la conformazione del territorio e la convivenza con altre forme strutturali (gli edifici compositi). Non è facile classificare tipologicamente questi edifici, a grandi linee possiamo distinguere i fienili semplici o sovrastanti una stalla o altro spazio destinato ad attività rurale (cantina, casera, deposito attrezzi, locale per la macellazione e lavorazione delle carni,ecc. ), le dimore semplici a tutto legno o solo in parte e poi gli edifici compositi dove la parte residenziale convive con la parte destinata a fienile, a stalla e ad altre attività rurali. Per meglio aiutare a comprendere le varie tipologie, facciamo seguire le fotografie e i rilievi architettonici effettuati nell’ambito del progetto.