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4. Campodolcino - Alpe Fontana - Madesimo - Motta

tempoTEMPO: ore 5 per l’anello

dislivelloDISLIVELLO: 750 m

DifficoltàDIFFICOLTA’: E

 

 

Alla frazione Acero di Campodolcino, un bivio del sentiero ‘della Caurga’ per Fraciscio dà origine al cammino escursionistico  ‘delle Scale’ di 4 km, contrassegnato dal segnavia C 22, che, con un dislivello di 450 metri e un tempo di percorrenza di circa 1h 30’ porta alla località Scalcoggia e, ben presto a Madésimo (1538 m).

Su questo percorso, variante della ‘Strada Superiore’ della “Via Spluga”, il Comune di Chiavenna fece costruire nel 1226 una strada “larga tre braccia e percorribile da carri da buoi a due ruote”. Il sentiero attraversa il bosco dell’Ongéra, dopo il quale ripidi tornanti permettono di rimontare l’alto spalto roccioso che domina l’estremo nord di Campodolcino, rigato dall’Acqua Scal che precipita in cascata dal terrazzo morfologico di Fontana.

Il sentiero, dopo aver affrontato una ripida scalinata, attraversando il corso d’acqua,  raggiunge l’estremità meridionale del terrazzo della Fontana, con “rocce montonate” emergenti dal pascolo ai margini di un  bosco di conifere che continua lungo tutto il sentiero. Ben rappresentata la flora alpina, con alcune rare specie di orchidee.

La piccola contrada di  Fontana si trova a 1.483 m di quota  è stata abitata sino a pochi decenni fa. Da qui è possibile risalire in poco meno di mezzora all’Alpe Motta, mentre il sentiero principale (Via dei càrden) prosegue lungo il terrazzo sino a Pian del Lanzo (1.570 m),  costeggiando uno dei migliori càrden della valle, ora in precarie condizioni, e dopo un ultimo strappo raggiunge i prati del Pian del Lanzo. Questo è uno stretto belvedere che risale lievemente per circa un chilometro sino a un culmine, (1.570 m) da cui si scende nella valle della Scalcoggia. Qui il torrente forma una piccola cascata, subito dopo si raggiunge la strada asfaltata che conduce in pochi minuti a Madésimo, dove la Baita Vanossi, di cui una parte in càrden ,è stata distrutta da un rogo nell’anno 2010. Rimangono i soli càrden della Baita Barìn (XVII secolo), ben ristrutturata e dell’Osteria Vegia (XVIII secolo) frequentata da Giosuè Carducci durante le quindici estati trascorse a Madésimo. La diramazione prosegue lungo la strada asfaltata per Motta Bassa fino ad imboccare il segnalato, parallelo “Sentiero Carducciano e del Lago Azzurro” che porta a Motta Alta, dove rimangono alcuni càrden. In discesa si raggiunge in venti minuti Motta bassa e, puntando verso la chiesetta di S. Ermagora, presso il complesso della Casa Alpina,  si prende il sentiero che attraversando prati e bosco, conduce alla Fontana da dove si ripercorre il sentiero, ora in discesa, fino a Campodolcino.

 

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